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Dehoniani

Provincia Italiana Meridionale

Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesu'

TELEDEHON



NOTIZIE DALL'ALBANIA

LE RIFLESSIONI DI PADRE ANTONIO BOZZA

 

Shkodër, 13 giugno 2018

Festa di Sant’Antonio da Padova

“Verremo in Albania, tutti noi padri del Consiglio Provinciale, dall’11 al 14 giugno 2018 per una visita ufficiale alla missione, e naturalmente festeggeremo insieme il giorno di Sant’Antonio, tuo onomastico e festa importante nella zona di Boriç e in tutta l’Albania”.

Questo mi diceva il Padre Provinciale nel mese di febbraio, e per noi missionari in Albania era la notizia più bella, dopo anni di attesa e di speranze.

Ma il “Dio delle sorprese”, come lo ha definito Papa Francesco, ha visitato la nostra Congregazione. Il 7 aprile il papa ha nominato il nostro Generale, padre Heiner Wilmer, tedesco, vescovo di Hildesheim, una grande diocesi vicina ad Amburgo. Grandi problemi organizzativi per la nostra Congregazione, che deve eleggere il nuovo Generale, ma anche per tutte le Provincie che devono celebrare i Capitoli Provinciali, dove vengono eletti i delegati da inviare a Roma, per la elezione. Temevamo che per la visita in Albania si dovesse rimandare tutto, ma con grandi sacrifici è stato celebrato il nostro Capitolo Provinciale (Foligno 28-31 maggio) ed è rimasto l’appuntamento per l’Albania.

Volo puntuale Roma-Tirana. Il primo giorno i Padri hanno fatto visita alla nostra missione di Gurez - Laç, ove avevamo finanziato un intervento all’ospedale cittadino di Laç, una collaborazione con una associazione protestante, che offre una mensa per i poveri della città. In questa nostra missione anche la C.E.I. italiana ha avviato un progetto di sviluppo agricolo, ancora in corso, per aiutare e far progredire i numerosi contadini della zona.

La mattinata del martedì i Padri hanno tenuto la loro riunione mensile sui problemi della nostra provincia religiosa (Italia Centro-Meridionale).

Nel tardo pomeriggio viaggio verso Scutari, in visita a una parrocchia di campagna, affidata a un giovane sacerdote diocesano. Anche qui il nostro Istituto ha dato un contributo per risistemare i locali adibiti al catechismo e all’abitazione del parroco. Abbiamo trovato ad aspettarci tanti, tanti bambini, ragazzi e anche adulti. Da dove erano usciti, in una campagna in cui si vedevano solo poche case? La parrocchia chiudeva l’anno catechistico, con una festa e con l’incontro con i “preti italiani”. Incontro iniziato nella piccola chiesa, che ci ha accolto con una bella foto di Padre Dehon accostato al Sacro Cuore, ben in evidenza sotto l’altare, accanto a una statua del Sacro Cuore, esposta in questo mese di giugno e circondata di fiori dei loro giardini. A cori alterni hanno cantato la coroncina del Sacro Cuore “Gesù mite e umile di Cuore fa’ che il mio cuore sia simile al Tuo”. E cantavano tutti, a cominciare dai bambini, segno che la pregano anche nelle loro case, alternando con la corona del Rosario della Madonna, anch’esso cantato ancora oggi in molte chiese di Albania. Dopo la preghiera e i saluti ufficiali in chiesa, tutti nel cortile per i giochi e la merenda, finché il sole è tramontato e sono tornati alle loro case. Per noi il parroco aveva preparato una abbondantissima cena, con carne di oca (nel villaggio ci sono molti canali di irrigazione) e altri piatti tipici albanesi.

Il 13 mattina, di buon’ora tutti nella piana di Shengjin, zona della missione di Boriç, ove in aperta campagna, tra i ruderi di una antica abbazia benedettina intitolata a San Giovanni Decollato, tante persone vengono per la messa, le confessioni, la “preghiera a Sant’Antonio”. A cori alterni anche qui Coroncina del Sacro Cuore, Rosario della Madonna, altre preghiere antiche, mentre 6 sacerdoti confessavano, sotto il sole: con una mano reggevano l’ombrello e con l’altra davano l’assoluzione. Poi Messa solenne presieduta dal Vescovo, concelebrata da 8 confratelli dehoniani e da altri sacerdoti.

Pranzo in casa nostra, a base di pesce, con il risotto ai frutti di mare preparato da un frate francescano italiano, appassionato di cucina, e bello tondo come molti bravi cuochi, che fanno venire l’appetito. Frittura poi di calamari e gamberi direttamente dalla padella alla tavola, con tanta fatica di alcune suore e di volontari. Torte di vari tipi, con una vera gara per quella che è la più buona, la più bella, la più dietetica.

Pomeriggio ancora a Boriç a contatto con varie realtà della parrocchia: chiesa, asilo, locali x catechesi, campi sportivi, e soprattutto ambulatorio, di cui in allegato faccio un’ampia descrizione.

E termina un’altra giornata di testimonianza di fede popolare, e per noi di impegno in una missione che non ha soltanto giorni belli, ma anche tanti momenti difficili, nei quali a noi tocca “seminare tra le lacrime” in attesa che venga il giorno di poter “mietere con gioia”.

Ambulatorio medico

Premessa - Nostra missione Dehoniana nell’Albania del Nord.

Già dal 1996 il Vescovo di Scutari dell’epoca, mons Frano Illia ha affidato ai padri Dehoniani (Sacerdoti del Sacro Cuore) la missione di tutto il territorio del comune di Gruemire e di Rjoll .

Siamo al nord dell’Albania, nella regione di Scutari, in cui la presenza dei cattolici è molto numerosa. Siamo circa il 50 per cento della popolazione, gli altri sono in gran parte musulmani, con pochi ortodossi e protestanti.

A livello economico e sociale siamo certamente la zona più problematica di tutta l’Albania, per condizioni di grandi fasce di povertà, e numerosi casi di vendette familiari. Non abbiamo statistiche dettagliate, per la grande mobilità della popolazione, ma certamente nel territorio della nostra parrocchia abbiamo il più grande numero di famiglie in povertà estrema (se qualcuno avrà la possibilità di venire di persona potremo mostrarlo direttamente), il più grande numero di persone, soprattutto giovani, in prigione per commercio di droga e armi, per omicidi o altri delitti.

Fino al 2005 circa c’era una forte presenza di Ortodossi scesi più di cento anni fa dal Montenegro (qui da noi vengono chiamati “Podgoriziani”, dalla città Podgoriza, ora capitale del Montenegro); ma poi in questi ultimi anni stanno vendendo terreni e case qui nel Nord dell’Albania, per tornarsene in Montenegro. E sono rimaste solo poche famiglie, attorno a una bella chiesa di stile ortodosso che hanno costruita nuova negli anni ’90 del secolo scorso, appena terminata la dittatura comunista.

Ora i loro terreni e case sono stati comprati da cattolici che abitavano sulla montagne, ove la vita è diventata impossibile, soprattutto per le famiglie giovani. Hanno comprato terreni confinanti, e si sono insediati a gruppi di famiglie. Con le famiglie di altre provenienze, le comunicazioni sono poche, se non addirittura conflittuali. E ne risentiamo soprattutto nei nostri incontri di catechismo o di attività varie in parrocchia.

Situazione igienico-sanitaria.

La maggioranza della case è stata costruita da più di 50 anni, con materiali scadenti, e impianti assolutamente “fuori norma” secondo gli standard che ormai stiamo applicando in Italia.

Molti non hanno bagno in casa, ma si devono arrangiare in campagna. Solo acqua del pozzo o dell’acquedotto molto razionata o quasi nulla nel periodo estivo. Spesso galline razzolano anche dentro casa, mentre al soffitto è appesa la carne di maiale ad essiccare.

Questi motivi ci hanno spinto ad operare per una eduzione igienico-sanitaria, rivolta soprattutto alle ragazze e alle giovani mamme. Già da vari anni i gruppi per l’animazione estiva che vengono dall’Italia, organizzano per loro anche corsi di igiene, pronto soccorso, cucina e altro.

Nel 2008 abbiamo costruito a fianco alla chiesa un nuovo salone teatro e ambienti per l’asilo.

Alcuni anni dopo abbiamo ristrutturato i locali del vecchio asilo, per creare un ambiente da utilizzare come ambulatorio. Non ci è mancato l’aiuto di benefattori e di un gruppo di volontariato che si è interessato per varie attrezzature e per le prime medicine.

Più difficile la ricerca di un dottore e di una suora infermiera che potesse garantire visite ai poveri della zona. Ci siamo riusciti, con la disponibilità di una dottoressa, appena andata in pensione, e di una suora Stimmatina, e la venuta di alcuni dottori albanesi o italiani nel corso dell’anno.

Inizio molto difficile per la mancanza di medicine. A proposito devo parlare di una situazione veramente tragica delle medicine qui in Albania. Farmacie ce ne sono tante, e anche lo stato ha un Servizio Sanitario Nazionale, con una lunga lista di medicine che vengono distribuite gratuitamente, dietro presentazione di ricetta medica. Ma purtroppo i medici sanno ormai che la maggior parte delle medicine sono false, con principio attivo molto inferiore a quanto dichiarato (ad esempio 10 mg invece di 40), con bollini falsi di scadenza. Sono successi anche scandali gravi, con persone finite in prigione, come un industriale italiano che raccoglieva in Italia medicine scadute, e vi metteva un nuovo bollino. Da altri paesi invece (Serbia, Turchia ecc.) arrivano le medicine con un principio attivo insufficiente. E per questo noi padri Dehoniani, sia qui a Boriç che a Gurez cerchiamo di sensibilizzare

amici e associazioni che dall’Italia ci riforniscono di medicine. E dobbiamo ringraziare i tanti nostri benefattori, grazie ai quali in questi 3 anni, siamo riusciti a servire i nostri malati.

Il problema più grave di questi ultimi anni, nella nostra zona, è una vera epidemia di parassitosi (vermi nell’intestino), ancora in corso, che colpisce soprattutto i bambini, ma anche tanti adulti della nostra zona. Causa unica è la situazione igienica che ho descritto prima.

Le medicine per questa patologia qui non sono reperibili, o assolutamente false. In Italia hanno un costo molto alto (2.5 €uro a pastiglia), e ne occorrono 20-30 pastiglie per ogni ciclo di cura. Anche qui ho sempre avuto contributi da Benefattori, sia in denaro che, ultimamente, una grossa fornitura di

pastiglie, tutte acquistate regolarmente da un nostro benefattore, e poi donate al nostro ambulatorio.

E nella maggior parte dei casi dobbiamo pagare anche le analisi, un costo che i poveri non si possono permettere.

Ogni mercoledì la dottoressa con la suora viene alle ore 9.00, ma la fila delle persone in attesa comincia già dalle ore 7.00, a volte alla prime luci dell’alba. E tante volte le visite si prolungano fino alla 14.00, 15.00. Ho anche detto alla dottoressa di stabilire un orario di chiusura, ma ha rifiutato sempre di mandare via qualsiasi malato. “La mia professione non me lo consente”, ha sempre risposto, e neanche ha affrettato le visite per chiudere al più presto.

Al venerdì viene solo la suora per fare iniezioni, distribuire medicine prescritte dalla dottoressa o visitare qualche malato a domicilio. Sempre tanto lavoro, e tanti poveri, abbandonati dallo stato e spesso soli, soprattutto nella vecchiaia.

Impegno sociale che il nostro fondatore, padre Leon Dehon ci ha raccomandato tanto. Siamo qui in prima linea, con l’asilo, le attività con giovani e diverse categorie, e da qualche anno anche per i malati bisognosi di tutto.

Ci sentiamo soprattutto la benedizione del Signore e l’incoraggiamento di Padre Dehon e di Papa Francesco.

 

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