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Dehoniani

Provincia Italiana Meridionale

Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesu'

TELEDEHON



IL SACERDOZIO, LA BELLEZZA DI DIO

 

Intervista a P. Francesco Mazzotta dehoniano, direttore responsabile di Teledehon.

a cura di Maria Miracapillo

(Dal mensile diocesano di Andria)

 

I 25 anni di sacerdozio sono il tempo della sosta in cui   si riprende fiato per ripartire con più slancio di prima. Cosa dire al riguardo?

Certamente, ogni traguardo costituisce un momento privi-legiato per fare il punto della situazio-ne e capire realmen-te dove ci si ritrova, rispetto al cammino.

Nello specifico, il compito è davvero arduo, perché il sacerdote è chiamato a rendersi sempre più simile al suo Maestro inarrivabile, a conformarsi, come amano esprimersi i teologi, a Cristo, unendosi alla sua offerta d'amore per la salvezza del mondo. Nel fare il punto della situazione, allora, non si può non sperimentare il paradosso della vita cristiana, in virtù del quale chi si incammina davvero verso la meta più le si avvicina e più questa sembra apparirgli distante. Sostandosi a riflettere, il senso di inadeguatezza diventa grande, ma ancora più grande la consapevolezza di essere amati totalmente, senza "se" e senza "ma", da Colui che ci ha chiamato, manifestando la profondità del suo amore nell'aver dato la sua vita per noi (cf Ef 5,2) e invitandoci a fare lo stesso nei confronti dei fratelli che incontriamo sul nostro cammino (cf Gv. 13,15). Alla luce di ciò, anche i fallimenti e le cadute diventano occasione per rialzarsi e per annunciare con maggiore forza l'incredibile bellezza della misericordia di un Dio.

2. Essere preti è frutto di un dono che viene da Dio. Come mantenere viva questa bellezza e renderla efficace e concreta oggi?

Come afferma la lettera agli Ebrei al v. 5.4. essere preti è certamente un onore, che nessuno può attribuire a se stesso, se non è chiamato da Dio. Ma, fra i doni di Dio, sicuramente il sacerdozio ministeriale è tra quelli che meno appartengono alla persona che lo riceve. Dice sempre la lettera agli Ebrei al v. 5,1, che ogni sacerdote è scelto fra gli uomini e per gli uomini. Il sacerdozio ministeriale, dunque, è innanzitutto un dono per la Chiesa e non principalmente per l'individuo che lo riceve. Siamo in un momento difficile per la realtà eccles1ale. Ognuno di noi dovrebbe vivere il proprio sacerdozio con maggiore spirito di servizio, nella sua dimensione più autentica e non come un privilegio personale, una fonte di potere e di controllo.

3. L’emittente televisiva Teledehon di cui tu sei il direttore e responsabile, richiede, come sostiene Papa Francesco, particolare attenzione della verità, della bontà e della bellezza. Quali sono le sfide richieste ai mezzi della comunicazione e dell'informazione per dialogare con l’uomo d’oggi e favorire la cultura dell’incontro?

               Occorre che non ci arrocchiamo sulle nostre posizioni, continuando a somministrare ricette stantie. Dobbiamo sapere ascoltare e condividere. le ansie e le preoccupazioni degli uomini e delle donne che incontriamo tutti i giorni,   consci che non sempre abbiamo la soluzione a tutto. Stare vicini alle persone che non hanno voce e a quelli che soffrono, raccontando le loro storie , tante volte è l'unica cosa che si riesce a fare, ma ritengo che questa sia una manifestazione concreta di amore. Spesso Gesù non si è dilungato in noiosi sermoni e di certo non ci ha lasciato trattati sul senso della vita, della morte, della felicità e della sofferenza. Ha condiviso semplicemente tratti di strada con le persone che incontrava, condividendone gioie e angosce e infondendo fiducia e speranza. I mezzi di comunicazione dovrebbero fare la stessa cosa oggi, laddove sembrano essere crollati i più comuni e tradizionali punt1 di riferimento: sociali, politici e, in alcuni casi, anche religiosi.

4. Quale icona più comunicativa desideri augurarti per il tuo ministero?

L’icona che ho sempre avuto davanti agli occhi durante la mia vita, di cui sono profondamente innamorato e da cui sono costantemente ispirato, è quella del Costato Trafitto di Gesù in croce. È il simbolo della totale donazione d'amore di Dio per l'umanità, ha un forte impatto comunicativo e simbolico ed è fonte straordinaria di elargizione di grazia per il bene e per la crescita dell’umanità. Un’icona che trasforma il senso di sconfitta di una morte ingloriosa in uno straordinario segno di vittoria del Bene sul Male e infonde speranza sempre e comunque, al di là di ogni ragionevole dubbio.

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